Sondaggi: Eco_Luoghi 2013

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Un concorso per una nuova cultura urbana.
Paolo Colarossi
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Assai raramente dei risultati di un concorso di urbanistica si può dire che offrano contributi significativi alla costruzione di una nuova cultura urbana.
Costruzione che è necessaria, e ce lo dicono le condizioni, che tutti noi possiamo verificare quotidianamente, delle nostre città, dei territori e in generale del paesaggio italiano.

Infatti, credo si possa affermare senza esagerazione che nel corso degli ultimi settanta anni sia avvenuta in Italia, ma non solo, una catastrofe urbana e paesaggistica di dimensioni enormi: quartieri carenti o privi di qualità per un buon abitare (vale a dire carenti di servizi pubblici, di spazi pubblici, di bellezza) e che si può valutare costituiscano almeno il 60-70% delle aree urbane, territori disseminati di edificazioni sgranate o di piccoli nuclei, paesaggi urbani e agricoli brutti a volte irrimediabilmente.

Questa catastrofe è prima di tutto una catastrofe culturale: un crollo, una amnesia, una cancellazione, a volte anche consapevole, di una cultura urbana ricca e articolata, frutto della accumulazione di secoli di sapienti interventi sulla città. Una catastrofe che ha investito tutto, dalla dimensione dell’architettura a quella dell’urbanistica, e che ha coinvolto tutti: non solo i tecnici progettisti, ma anche politici, imprenditori, cittadini.

Ecco perché la necessità (e l’urgenza) di una nuova cultura delle città e dei territori (e direi meglio: del paesaggio): che dovrà, però, essere costruzione collettiva, non solo degli urbanisti.

Ma questa costruzione, che richiederà tempi e lavoro di almeno una generazione, che sarà un lento stratificarsi di idee, proposte, esperienze, non può non avere tra i protagonisti proprio gli urbanisti.

Del resto credo che sia già possibile cogliere numerosi segnali di “prove” per una nuova cultura urbana e del paesaggio in documenti, “carte”, proposte, progetti e interventi in Europa e nel mondo.
E questo concorso, (già nel nome: Eco_Luoghi 2013. Progetti di rigenerazione urbana), e i risultati del concorso, in tutti i progetti premiati, sono uno di questi segnali, un segnale importante che si inserisce a pieno titolo nella strada della costruzione della nuova cultura.

Ma quali sono i segni o i caratteri di una nuova cultura delle città e dei territori?
Provo ad elencarne qualcuno, selezionato tendenziosamente dal mio punto di vista, tra quelli che ho ritrovato nei progetti premiati e che sintetizzo con parole chiave come principi fondamentali per una nuova urbanistica: la piccola dimensione, nuovi standard, spazio pubblico, rapporto città-campagna, partecipazione responsabile.

Il principio della piccola dimensione. Parlando di piccola dimensione intendo una dimensione, prima che fisica, concettuale. La piccola dimensione è anzitutto una immagine mentale, una visione del futuro, supportata da disegni (da scenari progettuali) di dettaglio dei paesaggi che ci si propone di realizzare, degli esiti su una parte, anche piccola, del mondo fisico e, conseguentemente, sulla percezione degli abitanti che quella parte abitano o vivono. Visione che occorre tenere presente e comunicare esplicitandola fin dai primi passi di qualsiasi processo di pianificazione o di progettazione. Ma la piccola dimensione è anche una dimensione fisica conforme, una scala dimensionale, per la qualità urbana, per la qualità del paesaggio urbano, perché è solo nella piccola dimensione della progettazione, dell’attuazione e della manutenzione che è possibile controllare le qualità per un buon abitare (l’accoglienza nello spazio urbano, la socialità, l’urbanità, la bellezza). E la disciplina che ha il suo campo di definizione nella piccola dimensione è la progettazione urbana, snodo fondamentale di raccordo tra la scala della pianificazione e la scala del progetto di architettura.  
Ora, è evidente che tutti i progetti premiati del concorso sono improntati al principio della piccola dimensione, in quanto tutti sono definibili all’interno del campo della progettazione urbana. Ma in particolare vorrei segnalare il gruppo Belardi e il gruppo Cingoli e Manigrasso.
Il gruppo Belardi propone piccoli interventi diffusi – le cabine elettriche da trasformare - per ottenere una qualità diffusa “per punti” nella città, qualità che anche grazie alle possibili utilizzazioni delle cabine trasformate (che sono pensate come laboratori di sperimentazione artistica e artigianale) accresce le qualità dell’accoglienza, della socialità, dell’urbanità e della bellezza nello spazio urbano.
Il gruppo Cingoli-Manigrasso propone un intervento di recupero su un’autorimessa multipiano, ed è questo intervento su un solo manufatto a dare qualità a un intero intorno urbano.
Il principio della piccola dimensione afferma anche, dunque, che piccoli interventi diffusi o un intervento concentrato anche su un solo edificio possono produrre forti effetti positivi sulla qualità urbana.

Il principio di nuovi standard. La necessità-opportunità di nuovi standard per la qualità urbana è clamorosamente accertata dalla insufficienza degli attuali standard, quelli del Decreto 1444 del 1968, che, pur concepiti all’epoca con lungimiranza, mostrano ora i loro limiti legati soprattutto alla loro determinazione puramente quantitativo-funzionale. Per cui vediamo parchi e parcheggi localizzati in aree di improbabile uso, e scuole e attrezzature dislocati spesso a caso, o comunque il tutto disposto in modo tale da non produrre quell’effetto di “centri di quartiere” determinante per una buona qualità dell’abitare.
Dunque occorre stabilire anche standard morfologici che definiscano almeno condizioni minime di base per ottenere la bellezza. Perciò, ad esempio, non solo “verde pubblico”, ma soprattutto “rete verde”, vale a dire servizi e spazi pubblici messi a sistema. O non solo “verde”, ma anche piazze, e viali, attorno o lungo i quali disporre servizi e attrezzature. Ma occorrono nuovi standard anche come conseguenza della sopravvenuta consapevolezza ambientale che è una delle basi delle qualità dell’accoglienza nello spazio urbano. Standard che definiscano a scala di quartiere criteri e parametri per la mobilità sostenibile, per il recupero delle acque, per lo smaltimento dei rifiuti, per il controllo dei microclimi negli spazi pubblici aperti, e altro ancora.
Nella proposta di utilizzare nuovi standard si distinguono in particolare il gruppo Zazzero e il gruppo Morone.

Il principio dello spazio pubblico vuol significare nuovo ruolo allo spazio pubblico, o meglio, recupero del ruolo “storico” dello spazio pubblico nella città europea: lo spazio pubblico come “asse vertebrale” della città e dei quartieri, come propone la carta di Malaga del 2011, oltre a tutte le più recenti “carte”. Lo spazio pubblico come struttura di appoggio per il centro di quartiere e come riferimento per l’immagine mentale del quartiere, per la sua caratterizzazione e riconoscibilità.
Il principio del nuovo ruolo dello spazio pubblico è alla base della gran parte dei progetti, ma in particolare è evidente nel gruppo Zazzero, nel gruppo Annese, e soprattutto nel gruppo Foffo.  Il quale propone un intervento che ha valore di manifesto: la rigenerazione delle strade come luoghi per l’abitare. Se lo spazio pubblico nelle parti recenti delle nostre città contemporanee è per lo più ridotto a strade e parcheggi, oltre a qualche “verde”, la qualità dell’abitare va rigenerata lavorando anche sullo spazio esistente e disponibile: strappando, cioè, quanto più possibile spazio alla mobilità automobilistica in favore della pedonalità, o comunque utilizzando luoghi marginali o dimenticati.

Anche per il principio del rapporto città-campagna intendo un nuovo rapporto tra città e campagna. Che credo sia una delle questioni più rilevanti per il futuro, per la rigenerazione dei quartieri urbani ai limiti della campagna, o comunque affacciati su aree non edificate, per le qualità dei paesaggi urbani di margine e della campagna periurbana. Per la rigenerazione, insomma, di quei vari rapporti attuali tra città e campagna, e che possono essere classificati come diversi tipi di paesaggio: dei frammenti urbani, della campagna abitata, dei margini dei quartieri, della campagna periurbana, della campagna intra-urbana. Paesaggi che sono definibili come paesaggi intermedi, in quanto non ancora città per mancanza di urbanità (attrezzature e servizi) e non più vera campagna, sia per la presenza di edificazioni, sia per la presenza di margini urbani che producono inevitabilmente effetti di abbandono o degrado o sottoutilizzazione delle aree ancora non edificate.
Dunque paesaggi per i quali dovrebbe essere concepita una transizione da paesaggi intermedi verso paesaggi “rurbani”, cioè paesaggi integrati tra città e campagna, nei quali la rigenerazione dovrà interessare anche le parti di campagna, e non soltanto per gli aspetti produttivi, ma anche per la bellezza propria delle coltivazioni.
Il tema del nuovo rapporto tra città e campagna viene trattato dal gruppo Annese, ed anche in questo caso credo che il progetto proposto abbia valore di manifesto.

Il principio della partecipazione responsabile degli abitanti assume particolare rilevanza, nel processo di progettazione-attuazione, nelle fasi dell’avvio delle proposte di intervento, nella definizione delle proposte preliminari e nelle fasi della manutenzione, soprattutto degli spazi pubblici. Uno spazio pubblico immaginato, proposto e soprattutto curato dagli abitanti è anche percepito come “proprio”, e può diventare fattore di coesione sociale e di identità.
Il principio della partecipazione responsabile è componente importante nelle proposte dei gruppi Belardi e Annese.

Per concludere, una sottolineatura per quella che ritengo sia una delle basi fondative per una nuova cultura delle città e dei territori.
Ho spesso usato la parola paesaggio, anche parlando della nuova cultura: una nuova cultura del paesaggio. Credo infatti che occorra pensare alla progettazione urbana anche come progettazione del paesaggio.
Il che propone inevitabilmente la questione della bellezza, (della bellezza del paesaggio urbano o periurbano, o della campagna abitata…) come questione di fondo per la costruzione di una nuova cultura; questione della bellezza, che contiene e sottende tutto quanto detto.